Il disavanzo non costituisce prova dell’anticipazione

da | Dic 3, 2022 | Amministrare il condominio, Cassazione, Sentenze

I

Civile Ord. Sez. 6 Num. 34242 Anno 2022

E’ necessaria la prova dell’anticipazione

Il disavanzo non costituisce prova dell’anticipazione così ha sanzionato la Suprema Corte confermando l’orientamento precedente nel respingere il ricorso di un amministratore che chiedeva la cancellazione della sentenza della Corte d’Appello di Vicenza la quale aveva respinto la richiesta di annullamento del provvedimento del Giudice di Pace di Bassano del Grappa con cui veniva accolta l’opposizione al decreto ingiuntivo con cui l’ex-amministratore chiedeva il reintegro delle somme anticipate.

La firma delle consegne non costituisce prova

Il Tribunale di Vicenza ha poi respinto l’appello avanzato dall’amministratore, osservando che non dovesse tributarsi valore di riconoscimento di debito alla firma  del nuovo amministratore sulla documentazione relativa al “passaggio di consegne” e che la deliberazione assembleare di approvazione del rendiconto consuntivo, il quale pur evidenzi un disavanzo tra le entrate e le uscite, non consente di ritenere dimostrato che la differenza sia stata versata dall’amministratore con denaro proprio. Il giudice di appello ha poi reputato infondate le critiche rivolte alla CTU dall’amministratore, avendo l’ausiliare applicato un corretto criterio contabile civilistico nel procedere alla verifica dell’operato dell’amministratore. Secondo il Tribunale, la semplice lettura della contabilità rendeva Corte di Cassazione – copia non ufficiale 3 di 12 evidente la mancanza di una regolare tenuta, generando confusione contabile la pretesa dell’ex amministratore di tenere il libro cassa con un criterio misto.

Secondo i Giudici della Suprema Corte così individuate le ragioni di fatto, principali e secondarie, oggetto di lite, non appare dubbio che operi, nella specie, altresì la previsione d’inammissibilità di cui all’art. 348 ter, comma 5, c.p.c., che esclude che possa essere impugnata ex art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. la sentenza di appello “che conferma la decisione di primo grado” e che risulti fondata sulle stesse ragioni, inerenti alle questioni di fatto, poste a base della sentenza di primo grado (cd. doppia conforme). Il rilievo che le scritture contabili non comprovino, attraverso un calcolo aritmetico, la fondatezza del credito dell’ex amministratore, come affermato dal giudice di pace, non costituisce ragione di fatto diversa dalla carenza di prova attestata dal giudice d’appello.

Il ricorso è respinto e condanna alle spese

 Il ricorso va perciò dichiarato inammissibile e il ricorrente va condannato a rimborsare al Condominio controricorrente le spese del giudizio di cassazione.

Umberto Anitori

Esperto nell’amministrazione di condomini, professione che svolge in Viterbo e a Roma da 40 anni. E’ docente incaricato nei corsi di formazione delle primarie associazioni di categoria e per gli enti di formazione. Consulente immobiliare per numerose aziende di primaria importanza. Già segretario nazionale dell’ANACI ha al suo attivo numerose pubblicazioni che riguardano la materia dei condomini e la loro amministrazione oltre alla partecipazione a programmi televisivi di approfondimento nelle reti Rai e Mediaset. Svolge oggi il ruolo di capo redattore della testata condominio.it coadiuvato da uno staff di legali, tecnici ed esperti del settore.