I divieti di destinazione d’uso debbono essere trascritti nel rogito

da | Ago 18, 2022 | Amministrare il condominio, Amministratore, Cassazione, Sentenze

Cassazione Civile Sez. II Sentenza Num. 24526 Anno 2022 Data pubblicazione: 09/08/2022

Interessante sentenza della Suprema Corte che nell’accogliere il ricorso di un condomino avverso al pronunciamento della Corte d’Appello di Bari che aveva respinto il ricorso dello stesso condomino contro le sentenza con cui in Tribunale di Andria  lo aveva condannato ad eliminare il laboratorio di pasticceria realizzato nell’immobile di sua proprietà, ha fissato i criteri perché i vincoli di destinazione d’uso siano opponibili a terzi nel regolamento di condominio di origine contrattuale

Precedenti giuresprudenziali

Infatti la Corte afferma che-:“Non può che condividersi, allora, quanto affermato da autorevole dottrina, secondo cui il regolamento condominiale contrattuale puramente e semplicemente non esiste se non come formula verbale riferita ad una delle due possibili tecniche di formazione, piuttosto che alla sua natura. Per quanto d’uso giurisprudenziale corrente in materia, l’espressione “regolamento contrattuale”, se presa alla lettera, costituisce quasi un ossimoro e si presta, quindi, ad un facile equivoco. Questo consiste nel non considerare che il regolamento, ove disciplini anche altro che non sia l’uso delle cose comuni e la ripartizione delle spese in maniera conforme ai criteri di cui agli artt. 1123 e ss. c.c., è in parte qua un contratto e non un regolamento, quale che sia la sua modalità di formazione, e cioè ad Corte di Cassazione – copia non ufficiale 12 di 23 opera del costruttore e con riproduzione negli atti di vendita delle unità singole oppure in base all’accordo specifico, consapevole e totalitario dei condomini tutti riuniti in assemblea. Ed essendo un contratto, esso deve corrispondere ad una tecnica formativa di pari livello formale e sostanziale, che si traduce in una relatio perfecta attuata mediante l’inserimento, all’interno dell’atto d’acquisto dell’unità immobiliare individuale, delle parti del regolamento aventi natura negoziale ed effetto limitativo della proprietà singola, non bastando, per contro, il solo rinvio al regolamento stesso

Omissis

Condizioni necessarie

In assenza di trascrizione, può essere sufficiente anche il solo contenuto dell’atto di vendita, ma alla duplice condizione che: a) esso sia corredato della specifica indicazione delle clausole impositive della servitù, essendo del tutto insufficiente, come s’è detto supra al par. 6.2., il mero rinvio al regolamento condominiale; e b) dette clausole siano ripetute nei successivi atti di trasferimento, poiché diversamente torna ad operare il limite dell’art. 1372 c.c. Non senza precisare, però, che in tal modo, atteso che il richiamo alla servitù diviene parte integrante di ogni Corte di Cassazione – copia non ufficiale 22 di 23 titolo d’acquisto della proprietà (dal primo ai successivi), tecnicamente non si può parlare di opponibilità della servitù, bensì dell’iterazione della sua preesistenza negli atti traslativi del medesimo bene immobile.”

Umberto Anitori

Esperto nell’amministrazione di condomini, professione che svolge in Viterbo e a Roma da 40 anni. E’ docente incaricato nei corsi di formazione delle primarie associazioni di categoria e per gli enti di formazione. Consulente immobiliare per numerose aziende di primaria importanza. Già segretario nazionale dell’ANACI ha al suo attivo numerose pubblicazioni che riguardano la materia dei condomini e la loro amministrazione oltre alla partecipazione a programmi televisivi di approfondimento nelle reti Rai e Mediaset. Svolge oggi il ruolo di capo redattore della testata condominio.it coadiuvato da uno staff di legali, tecnici ed esperti del settore.