E’ consentito tenere serpenti in condominio?

Domanda – Buongiorno, il condomino che abita due piani sopra il mio appartamento ha in casa due serpenti. Alla mia domanda se sono regolarmente denunciati ha risposto che non sono velenosi e che comunque li tiene dentro  una cesta e quando lui è assente rimangono chiusi. A suo dire può tenerli in casa come previsto dal nuovo codice del condominio. Mia moglie e mia figlia sono terrorizzate dalla paura dei serpenti e non aprono più le finestre e non escono sul balcone. Mi chiedo se è normale tutto ciò ed eventualmente come posso difendermi. (R.I. Roma)

Risposta – Ricordiamo che, come ha detto il suo condomino, la liberalizzazione degli animali nel condominio è passata attraverso una modifica importante al codice civile attuata dalla legge n. 220/2012: all’art. 1138 del c.c. riguardante il regolamento di condominio è stato aggiunto un apposito ultimo comma secondo il quale “le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”. Da rilevare come il legislatore  abbia preferito usare la definizione “animali domestici” rispetto ad una prima stesura che prevedeva “animali da compagnia”. Tale soluzione si è giustificata con l’intento di evitare di acconsentire alla presenza di animali esotici negli alloggi condominiali: il termine “animale domestico”, infatti, da un punto di vista strettamente legale appare diverso e più restrittivo rispetto a quello di “animale da compagnia”.

La materia va necessariamente contemperata con quanto previsto dalla legge in relazione alla detenzione di animali così detti “selvatici”. In Italia, infatti, possedere specie di animali domestici pericolosi o rientranti in specie protette è vietato e può comportare severe pene secondo quanto previsto dalla legge n. 150 del 1992. Tale provvedimento contiene sia la disciplina penale relativa all’applicazione della CITIES (Convention on International Trade of Endangered Species), che le norme su commercio e detenzione di esemplari . La legge (art. 6, comma 1) vieta a chiunque di commerciare o detenere esemplari vivi di mammiferi e rettili selvatici che possono costituire pericolo per la salute o l’incolumità pubblica, pena l’applicazione di severe sanzioni penali. Dell’individuazione delle specie definite “pericolose” se ne occupa il decreto ministeriale del 19 aprile 1996, che elenca le specie e precisa i criteri per stabilire la “pericolosità”: si tratta di una lista comprendente circa 10 Ordini e 54 Famiglie appartenenti alle Classi di Mammiferi e Rettili che si aggiungono a quelle previste a livello comunitario e sovranazionale. In questo elenco sono presenti ratti marsupiali, canguri, lemuri, numerose specie di scimmie, lupi, volpi, orsi lavatori, tassi, lontre e numerosi felidi (leoni, tigri, pantere, etc.), ma anche cinghiali, cervidi, bovidi, alcune tartarughe e serpenti (pitone, anaconda, cobra, serpente a sonagli etc.).La violazione delle prescrizioni può costare, come precisa la legge n. 68/2015, l’arresto da sei mesi a due anni e l’ammenda da euro quindicimila a euro centocinquantamila. Gli animali detenuti illegittimamente sono confiscati. Tuttavia, come previsto dalla Convenzione CITIES, è consentito detenere alcune specie esotiche (ad esempio pappagalli, rettili, scimmie, volpi ecc.), ma solo previa autorizzazione e con un permesso contenente tutti i dati relativi all’animale. Questi documenti vengono rilasciati dal Corpo Forestale dello Stato o dal Ministero dello Sviluppo economico. Conseguenze penali e multe salate pertanto, come contemplato dagli articoli 30 e 31 della legge n. 157/1992, che contiene le norme per la protezione della fauna selvatica,  anche per chi detiene mammiferi e uccelli che rientrano tra le specie protette indicate dalla legge.Ricordiamo che proprio di recente la Cassazione, con la sentenza n. 3 del 2022, ha confermato la responsabilità penale à  di un cittadino che ha custodito all’interno di una gabbia tre esemplari  di cardellino. Condotta per la quale il Gup lo aveva aveva condannato alla pena di euro 700,00 di ammenda, conseguente alla violazione dell’art. 30, comma 1, lettera b), della legge n. 157 del 1992. Di fatto è prassi, salvo diversa convenzione del regolamento di condominio, ritenere che possano essere detenuti cani e gatti, pesci, uccelli da gabbia, tartarughe, criceti, conigli, furetti, scoiattoli, piccole tartarughe, cincillà e porcellini d’India. In definitiva nel caso il regolamento non preveda uno specifico divieto si ritiene consentita la detenzione di tutti gli animali non vietati dalla legge e che non creino un pericolo per la salute e l’incolumità. Quindi il consiglio è quello di rivolgersi all’amministratore per verificare cosa prevede  il regolamento di condominio e perché lo stesso si attivi nei confronti del condomino detentore dei serpenti per verificare la regolarità di detta detenzione.

Umberto Anitori

Esperto nell’amministrazione di condomini, professione che svolge in Viterbo e a Roma da 40 anni. E’ docente incaricato nei corsi di formazione delle primarie associazioni di categoria e per gli enti di formazione. Consulente immobiliare per numerose aziende di primaria importanza. Già segretario nazionale dell’ANACI ha al suo attivo numerose pubblicazioni che riguardano la materia dei condomini e la loro amministrazione oltre alla partecipazione a programmi televisivi di approfondimento nelle reti Rai e Mediaset. Svolge oggi il ruolo di capo redattore della testata condominio.it coadiuvato da uno staff di legali, tecnici ed esperti del settore.