Il consumo volontario ed involontario in un impianto di riscaldamento condominiale

da | Mar 8, 2021 | Amministrare il condominio

Capitolo 1 – “Il bilancio condominiale, il bilancio del riscaldamento, la ripartizione dei consumi fissi e dinamici”
Autore dott. Alberto Berger
Esperto in materia di amministrazione condominiale

Ogni Lunedì un nuovo Capitolo -> Vai all’indice

I consumi volontari individuali per il riscaldamento voluto nelle unità abitative

Per venire al tema di oggi, parlare di consumi  “volontari” sottolinea la libertà di un condomino in un condominio di scegliere liberamente, esprimendo quindi una sua volontà la durata e l’intensità del calore emanato dai corpi radianti nella  sua unità immobiliare, in relazione ai suoi desideri di benessere e quindi di temperatura ambiente.

Si sta fotografando qui uno scenario all’interno della propria “porta di casa”, ma il calore viene diffuso attraverso le tubazioni verticali o colonne per tutta l’altezza del condominio, a partire dalla centrale termica.

I consumi involontari e la “scatola” dell’edificio condominiale

Quindi anche la “scatola condominiale” di per sé è attraversata da tubazioni più o meno isolate, che cedono nei loro percorsi calore, che si disperde nei muri ed i muri stessi poi disperdono quel proprio calore, a seconda delle caratteristiche costruttive del condominio.

La dispersione della scatola termica condominiale

L’insieme dell’edificio condominiale quindi “vive” di una osmosi termica per il passaggio delle tubazioni calde nei muri, ma anche poi per lo scambio che i vari materiali costruttivi realizzano dagli appartamenti riscaldati verso la tromba delle scale condominiali, verso le cantine,  le soffitte, nella tromba dell’ascensore, da un appartamento all’altro tra le solette di piani, ecc.

Sicuramente quindi una singola unità abitativa viene riscaldata attraversi i suoi corpi radianti, ma parte di questo calore prodotto, si diffonde anche all’esterno, diciamo si disperde, rispetto all’utilità propria.   

È spesso anche una scommessa inversa, perché anche il vicino condomino, di fianco, sopra o sotto, con il riscaldamento della sua unità contribuisce in parte al benessere nella nostra unità abitativa.

Se quindi vi sono abitazioni o locali “freddi” che confinano con altre abitazioni, lo si percepisce, così come locali o appartamenti non riscaldati, percepiscono il “tepore” grazie alla vicinanza con chi cede loro, involontariamente un po’ di energia termica.

Si percepisce anche quando il sole riscalda un lato della facciata condominiale a vantaggio delle unità abitative, come si dice, “ben esposte”.

Il “valore sociale” nella comunità condominiale di questa diffusione per osmosi termica

Si comprende così che il condominio nel suo insieme ha un valore anche sociale come comunità che può garantire un “bene comune”, nella conoscenza e nel rispetto di alcune regole condivise, quindi decise ed approvate insieme e fotografate in un regolamento.

La termodinamica, che studia ogni fenomeno, anche la dispersione termica, ma ancor più l’efficienza di un impianto termico, ci insegna che la spesa per la produzione del calore è minore per il mantenimento di una temperatura, che nel continuare a riscaldare con modalità ad intervalli, con forti raffreddamenti.

Lo si percepisce anche nell’energia cinetica, in bicicletta, quando la pedalata di “mantenimento”, diventa “leggera” o più leggera, rispetto all’accelerazione. Quasi si veleggia.

Ne deriva che il rendimento ottimale di un impianto di riscaldamento condominiale, lo si ottiene se si distribuisce calore nel tempo in maniera uniforme, sia nell’impianto quindi condominiale che poi all’interno delle unità abitative individuali.

Molti comuni, specialmente per quanto attiene a centrali termiche condominiali autonome, hanno imposto, con proprie decisioni, un numero giornaliero massimo di ore di “riscaldamento”, ma questa visione si è lentamente modificata nel tempo ed in presenza di centrali di “teleriscaldamento” il limite orario è spesso stato abolito.

Le norme comunali quindi imponevano “l’esposizione” al di fuori del locale termico dell’orario di riscaldamento, proprio per poter controllare amministrativamente il rispetto di queste norme.

Personalmente sono convinto che la ragione di questa decisione era legata prevalentemente anche all’inquinamento prodotto da centrali termiche a suo tempo a nafta, poi a gasolio poi con l’evoluzione a gas e quindi nel teleriscaldamento con sistemi più sotto controllo delle emissioni e con energie alternative, la necessaria attenzione in questo senso si è normalizzata o ridotta.

Per le pure ragioni termodinamiche, quindi il determinare in un condominio un range di temperature che si contengano tra i 18 ed i 22 gradi nelle abitazioni (è un esempio), ha la sua logica proprio nell’uniformare o ottimizzare anche consumi ed emissioni. Si dovrebbero cercare di circoscrivere troppi sbalzi termici.

Non è vero quindi in generale  che si risparmia lasciando molte ore spente la notte un impianto.

La domotica o le centraline di regolazione termica, i sensori esterni, le valvole motorizzate

Tutto questo ragionamento si è molto evoluto tecnicamente, grazie all’automazione, quindi grazie alla possibilità di “modulare” il riscaldamento, per uniformarlo, al variare di temperature stagionali esterne (clima),  presenza del sole o meno, ma anche di temperature raggiunte nelle singole unità immobiliari , nei vari locali che le compongono.

Una centralina evoluta in locale termico condominiale, con le note sonde esterne, definisce una curva di reazione in relazione alle variazioni o gradienti termici rilevati. Obiettivo sono sempre i consumi ottimali.

Nelle centrali termiche dotate anche di produzione di Acqua Calda Sanitaria (ACS), il boiler di accumulo condominiale, se di dimensioni importanti, in genere dimensionato con 80 litri di unità abitativa residenziale di 2 o 3 persone, può raggiungere anche capacità di migliaia di litri e può diventare quindi quel serbatoio di energia che si crea proprio recuperando le energie prodotte in eccesso per il riscaldamento delle unità immobiliari, proprio quando queste hanno raggiunto le temperature desiderate e se esse quindi “chiudono” le valvole dei propri corpi radianti.

E così siamo arrivati anche a centraline nelle singole unità abitative o valvole termostatiche motorizzate sui singoli copri radianti  o gruppi di essi, o anelli di distribuzione orizzontali, che permettono anche queste “modulazioni” di diffusione all’interno de propri locali del calore per arrivare alla temperatura di ambiente desiderata.

I vari “set up” di queste termoregolazioni

Si capisce quindi che proprio l’evoluzione della domotica, ha permesso di definire diversi scenari di “impostazione” delle temperature desiderate.

La centrale termica condominiale si occupa di reagire nella produzione del calore in relazione a temperature esterne e della richiesta di calore “dai piani” e si regola quindi “reagendo” di conseguenza, spegnendo i bruciatori o dirottando il calore sull’innalzamento delle temperature del boiler di accumulo condominiale, o miscelando i ritorni dai piani di acqua calda che non ha ceduto, per mancanza di richiesta, troppo calore, rilanciandola ai piani, fino a che non scarica l’energia termica, riducendo quindi costi di nuova produzione.

Le centraline infatti controllano che la mandata al circuito di acqua calda dalla centrale termica, ceda il calore ai piani e torni quindi con una riduzione di temperatura significativa. Se ciò non avviene in maniera ottimale si agevolano le dispersioni  o il circuito termico “inutile”.

Da qui anche la miscelazione, piuttosto che il rallentamento o lo spegnimento delle pompe, è gestito da centraline specifiche in centrale termica,  sempre più evolute.

Le unità abitative singole ai piani possono però definire desideri di temperature diverse, nei locali “notte”, tipicamente le stanze da letto, nei bagni, nella cucina, nei locali accessori, nei locali di vita comune, secondo piacimento ed o orari diversi, in genere di giorno si vive in alcuni locali, di notte in altri.

Ciò può avvenire regolando continuamente a mano le valvole termostatiche sui caloriferi, ma diventa molto più semplice ed automatico, dotandosi di valvole termostatiche motorizzate, dotate quindi di una piccola batteria che muove un motore che regola la valvola termostatica e secondo tempi e temperature desiderate o preimpostate in un calendario settimanale dall’utente, tramite una APP da computer o cellulare.

Ricordiamo che il costo di una valvola termostatica automatizzata, può essere ovviamente più elevato di una valvola termostatica tradizionale e cioè avere un costo di cca € 60-70 (vedi Amazon- diverse soluzioni e kit).

Queste soluzioni possono prevedere quindi anche governo controllo di temperatura nel locale e impostazione da remoto.

Si pensi il vantaggio di potere per esempio regolare la temperatura per una presenza nel week-end in casa di montagna.

I giovani oggi sempre più usano queste soluzioni e riescono quindi ad arrivare anche ad un risparmio del 30% dei costi relativi ai consumi volontari di riscaldamento nelle proprie abitazioni.

La dinamicità dei consumi volontari ed involontari del riscaldamento in un condominio

È importante quindi capire che se variano i consumi volontari, variano anche i consumi involontari e la proporzione di essi sul totale dei consumi volontari in un condominio è variabile, mai costante.

Troppi sono i parametri in gioco che variano al variare delle temperature, delle isolazioni esterne del caseggiato, delle temperature interne desiderate nelle unità immobiliari, quindi in relazioni a dispersioni ed osmosi di calore tra unità e all’esterno.

Redazione

La Redazione di Condominio.it è composta da giornalisti esperti nel settore, da professionisti e tecnici che operano da tempo nel campo dell'amministrazione e gestione dei condomini. Fanno parte inoltre del nostro Comitato di redazione docenti universitari, presidenti e membri dei direttivi delle associazioni di categoria, avvocati, ingegneri, geometri, agenti immobiliari e consulenti operanti nel settore immobiliare e tecnico.