Sfratto dell’inquilino ammalato

da | Dic 3, 2020 | Amministrare il condominio, Amministratore, Immobiliare e... Dintorni, Locazioni

Lo sfratto dell’inquilino si distingue in due tipologie:

  • sfratto per finita locazione,
  • sfratto per morosità.

In entrambi i casi, il procedimento viene attivato con citazione del conduttore da parte del proprietario,

alla quale l’inquilino può opporsi, per contestare quanto affermato dal locatore.

Sempre l’inquilino può impedire lo sfratto sanando, in sede giudiziale, la morosità con il pagamento dei canoni o degli oneri, per non più di tre volte nel corso di un quadriennio.


Tutela dell’ammalato

La legge tutela maggiormente l’inquilino ammalato, concedendogli un termine maggiore, ma anche la possibilità di sanare la morosità per massimo quattro volte complessivamente nel corso di un quadriennio.

Infine si consente al conduttore, qualora siano stati emessi provvedimenti esecutivi di rilascio per finita locazione di chiedere, che sia differito il giorno dell’esecuzione.

Si tratta di una possibilità concessa solo in presenza di alcuni presupposti, tra cui anche il caso in cui il conduttore o uno dei componenti il nucleo familiare, convivente da almeno sei mesi, sia portatore di handicap o malato terminale.

Il differimento potrà avere una durata fino a 18 mesi, ma il conduttore/occupante dovrà corrispondere, durante il periodo di sospensione dell’esecuzione e fino all’effettivo rilascio, una somma mensile pari all’ammontare del canone dovuto alla cessazione del contratto maggiorata del 20%.

Redazione

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