Di chi sono le tubature in condominio ? – Prima Parte

da | Feb 19, 2018 | Amministrare il condominio

Sono comuni gli scarichi fino alla diramazione nei locali di proprietà esclusiva

L’articolo 1117 codice civile, prevede che i canali di scarico fognari, e quelli dell’acqua, si presumono beni comuni, solo però fino al punto di diramazione ai locali di proprietà esclusiva.

Deve essere quindi esclusa dalla proprietà condominiale la c.d. braga, cioè la tubazione biforcata, che collega la condotta principale alle tubazioni dei singoli appartamenti.

La tubazione principale serve tutto il condominio, invece la braga è al servizio solo dell’appartamento, e riunisce gli scarichi alla condotta principale.

Se si verificano danni a seguito della rottura della braga, risponderà il proprietario della stessa, e quindi il proprietario del singolo appartamento servito dal raccordo, e non l’intera compagine condominiale.

La Corte di Cassazione con sentenza n. 1027, del gennaio scorso, ha stabilito questo principio, sottolineando che i canali di scarico si presumono comuni solo “fino al punto di diramazione“.

La fattispecie concreta affrontata dalla Cassazione

I condomini proprietari di un singolo appartamento, citarono in giudizio il titolare dell’appartamento al piano superiore, e il condominio in generala, per essere risarcito dei danni dovuti alle infiltrazione di acque nere subito dall’immobile degli stessi.

Il Tribunale, in primo grado accolse la domanda; la Corte d’Appello di Roma, invece, adita dal condomino soccombente, riformava la sentenza impugnata, e rigettava la domanda nei confronti del condomino e condannava solo il condominio alla riparazione della braga di collegamento degli scarichi, oltre al risarcimento del danno, da ripartirsi fra tutti i condomini serviti dalla colonna di scarico.

In appello si evidenziava, come accertato dal CTU, che il punto di rottura della braga era stato localizzato nel tratto terminale della stessa, all’altezza dell’innesto della colonna di scarico e che, dunque, tale tratto doveva ritenersi di proprietà comune.

Venne presentato ricorso per Cassazione da parte dei condomini soccombenti, deducendo, la violazione dell’articolo 1117 codice civile, nella versione precedente alla riforma del condominio apprestata dalla L. 212/2012.

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Redazione

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