Pulizie in condominio: attenzione a non esagerare

da | Feb 8, 2017 | Amministrare il condominio, Cassazione, Codice Civile, Sentenze

Pulizie in condominio: l’uso di troppi detergenti, può avere conseguenze penali

Le pulizie in condominio, al fine di garantire igiene e un ambiente salubre, sono molto importanti, ma tutto ciò non può arrivare a diventare un’ossessione, in quanto atteggiamenti esagerati,  possono avere come conseguenza spiacevole, una condanna penale,  per il reato di cui all’articolo 674 del codice penale.

L’articolo in oggetto, prevede una punizione rappresentata dall’arresto fino a un mese oppure con un’ammenda fino a duecentosei euro, il testo della norma recita: “chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti“.

Pulizie in condominio: caso concreto – svolgimento

La Corte di Cassazione, ha dovuto affrontare un caso concreto, in cui era coinvolta una signora di Padova, la quale, aveva utilizzato negli spazi condominiali ad uso pubblico, prodotti come candeggina e ammoniaca in grande quantità, con la conseguenza che condomini ed estranei vennero molestati con emissioni di gas e vapori tossici.

La signora in questione, venne condannata dal tribunale in primo grado, alla pena dell’ammenda per il reato di cui all’art. 674 codice penale, oltre al risarcimento del danno in favore della parte civile costituita.

La donna, per tutelarsi, impugnò la sentenza, e la questione arrivò direttamente al vaglio della Corte di Cassazione, in quanto proposta contro decisione non appellabile ai sensi dell’art. 593, 3° comma, c.p.p.

Pulizie in condominio: caso concreto – decisione

La Suprema Corte, confermava la sentenza del giudice di prime cure, in quanto, vennero presi in considerazione gli accertamenti fotografici sulla modifica della coloritura del pavimento dovuta all’uso dei detergenti; inoltre si diede peso alle dichiarazioni dei testimoni di parte civile che sottolineavano la presenza di forti odori e di lacrimazione agli occhi, oltre che di problemi respiratori; tutti elementi che dimostrano con certezza la colpevolezza dell’imputata.

La Cassazione ha ritenuto non fondata, la tesi dell’imputata che faceva riferimento ad una possibile bassa soglia di tollerabilità alle emissioni, della propria vicina di casa che aveva sporto querela.

Anzi la Cassazione confermava il trattamento sanzionatorio e la determinazione del risarcimento del danno effettuata ad opera del tribunale, avendo lo stesso “correttamente valorizzato sia la permanenza della condotta molesta”, attuata ben conoscendo il disagio della vicina di casa, “sia la durata pluriennale dell’esposizione della persona offesa alle emissioni”.

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Redazione

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