Non è più indispensabile l’unanimità per installarsi la caldaia autonoma

da | Mar 24, 2009 | Amministrare il condominio

Sarà una sentenza che farà parecchio discutere, ma non più litigare durante le riunioni condominiali. La Cassazione, in nome del risparmio energetico, ha infatti stabilito che non serve più l’unanimità per staccarsi dall’impianto centralizzato del riscaldamento e installarne uno autonomo, evitando così guerre all’ultimo sangue tra gli inquilini.

In particolare, la sentenza 26822 della seconda Sezione civile sottolinea che la normativa approvata con dpr 412/93 “è finalizzata al conseguimento del risparmio energetico, sicché essa consente alla maggioranza dei condomini, escludendo la necessità dell’unanimità, di decidere la dismissione dell’impianto di riscaldamento centralizzato e la sostituzione di esso con impianti autonomi rispondenti alle caratteristiche di legge”.

In sostanza è proprio il passaggio al riscaldamento autonomo a conseguire il perseguimento della finalità di risparmio energetico a cui tende la normativa. Proprio per questo tutti i condomini debbono partecipare alla spesa, anche quelli che non sono d’accordo.

La Corte evidenzia che diversamente, ossia consentendo di mantenere in funzione il vecchio impianto, si arriverebbe ad un dispendio maggiore di energia. Situazione che andrebbe nella direzione opposta rispetto alle finalità del dpr.

Ne consegue che, dice la Cassazione, “non è più consentito alla minoranza dissidente di mantenere in esercizio il dismesso impianto, risolvendosi una tale eventualità in un dispendio maggiore di energia e non di quel risparmio perseguito dalla legge”.

Applicando questo principio, la Suprema Corte ha accolto la protesta di un condominio di Bari che, nel corso di un’assemblea condominiale del novembre 1998, aveva approvato – non a maggioranza assoluta – spese relative a lavori straordinari per l’installazione di una canna fumaria a seguito della trasformazione dell’impianto centralizzato in impianti autonomi.

Cinque anni dopo, la Corte d’Appello di Bari accolse la protesta di due condomini che si erano opposti alle modifiche dell’impianto di riscaldamento e, riformando la decisione di primo grado, ritenne che le spese di riscaldamento dovessero essere poste a carico dei soli condomini che avevano installato l’impianto autonomo sul presupposto che i lavori della canna fumaria non risultavano deliberati nella precedente assemblea e che non era stata esibita la documentazione circa la natura di bene comune della canna fumaria stessa.

Per arrivare, quindi, ai giorni nostri con la sentenza della Cassazione che ha accolto la protesta del condominio, sottolineando che “la canna fumaria non può che essere un bene comune la cui installazione e manutenzione deve necessariamente gravare su tutti i condomini nelle proporzioni millesimali previste”, dal momento che il passaggio dal riscaldamento centralizzato all’autonomo consente un “risparmio energetico” previsto dalla legge.



dr. Paolo Bellini

Redazione

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